
Di seguito, i requisiti minimi affinché un prodotto possa essere etichettato come “vegano”. Un alimento deve:
- NON contenere ingredienti di origine animale. I prodotti adatti ai vegani NON contengono nessuna componente animale (inclusi additivi alimentari, aromi, enzimi); niente di origine animale viene inoltre utilizzato (o aggiunto) durante il processo di fabbricazione, preparazione, trattamento o immissione sul mercato.
- Durante la produzione, preparazione, trattamento o immissione sul mercato, è ammessa la contaminazione crociata involontaria con prodotti non conformi ai requisiti del paragrafo 1. Si tratta di una condizione compatibile con l’etichettatura vegan del prodotto.
- L’operatore sotto il cui nome o ragione sociale è commercializzato l’alimento (o, se tale operatore non ha sede nell’Unione Europea, l’importatore nel mercato dell’Unione) NON DEVE condurre né commissionare pratiche di vivisezione o test su animali né per quanto riguarda il prodotto né per ciò che concerne i singoli ingredienti o i coadiuvanti utilizzati. Se l’operatore cessa tali pratiche, i suoi prodotti possono essere presi in considerazione. L’affermazione che un alimento è “adatto ai vegani” implica che, per quanto possibile e praticabile, gli animali non sono stati coinvolti in nessuna fase della preparazione.
Alcune precisazioni
a) Un cibo/prodotto adatto ai vegani soddisferà i requisiti di consumo anche per i vegetariani e per gli onnivori.
b) Definizione di Animale: un “animale” è un qualsiasi individuo membro del Regno Animale (vertebrato o invertebrato pluricellulare).
Come tappa intermedia, potrebbe essere preso in considerazione uno standard “No ingredienti derivati dagli animali” (per i prodotti vegetali ma non vegani) come indicato al paragrafo 1. Ciò migliorerebbe significativamente l’informazione sul prodotto e renderebbe molto meno probabile la possibilità che i consumatori possano sentirsi fuorviati in fase di acquisto. Non solo i vegani ma anche molti altri consumatori come i vegetariani, quelli che seguono precetti religiosi in tema di cibo e quelli che seguono principi legati alla salute, trarrebbero beneficio da un tale schema preliminare.
Focus on vivisezione
La sperimentazione animale è una pratica crudele ed antiscientifica. I metodi sostitutivi sono etici e più affidabili nell’ambito della ricerca stessa.
I metodi alternativi includono: modelli informatici, analisi chimiche, indagini statistiche (come l’epidemiologia e la metanalisi), organi bioartificiali, microcircuiti con cellule umane.
Poniamo il caso di un’azienda che commissiona direttamente (o in forma indiretta) la sperimentazione animale e decide di immettere sul mercato un prodotto plant-based. Quel prodotto sarà vegan? No. Quel prodotto sarà vegetale se non contiene ingredienti di origine animale ma NON potrà essere definito vegan.
Focus on contaminazione incrociata
La cross contamination con allergeni è un tema relativo alla sicurezza alimentare. Quelle che troviamo sulle confezioni dei prodotti sono indicazioni su una possibile contaminazione crociata. I prodotti che contengono “tracce di…” sono vegani? Assolutamente sì. Questa denominazione esiste perché ha più senso tutelare il consumatore allergico piuttosto che il vegano che fa una scelta etica e può accettare, con una rara possibilità, una cross contamination. Nella produzione di vini, olio, farine, succhi di frutta, marmellate ed altri prodotti vegetali può esserci la possibilità remota che allergeni o anche insetti o frammenti di animali possano entrare in contatto durante la produzione: è quasi inevitabile per esempio trovare del dna animale nell’olio e nel vino. Si tratta di contaminazioni che possono riguardare uno 0,001 % della produzione, per cui è utile sempre tutelare il soggetto allergico ma non si può certo dire che ci sono evidenti tracce di prodotti animali, perché si tratta di una mera possibilità. La “traccia” non è un ingrediente.

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